UOMINI DI MARE DI PASSIONE DI FATICA

pesca

I pescatori di Caorle sono rimasti in pochi: quattro di loro ci raccontano l’amore e il rispetto per un mestiere ancora legato alla tradizione. Ma che rischia di scomparire.

Guerrino, Gigi, Michele, Valter: i volti della pesca, a Caorle, sono molti, ma molto meno di un tempo. L’antico mestiere su cui poggiano le vere radici della comunità, si è sviluppato nei decenni grazie alle nuove tecnologie che hanno portato a una diversificazione del settore. Così, oggi, a Caorle si può trovare ancora il pescatore di laguna, come Gigi, le piccole imbarcazioni che usano le così dette reti da posta come quella di Guerrino, e i grandi pescherecci come quello in cui Valter e Michele, raccolgono le “perle bianche” dal mare: i canestrelli. La pesca è un mestiere notturno, faticoso, per molti aspetti simile a una catena di montaggio, ma per fare il pescatore, una cosa non deve mancare, ed è la passione.
«Perché la pesca non ti dà sempre quello che speri» dice Michele, pescatore da ormai 26 anni. «La passione per il mare non si può imparare e non bisogna insistere per tramandarla, o ce l’hai o non ce l’hai. Il lavoro comincia verso le 3.00 del mattino e continua per le 12 ore successive, tra navigazione e pesca. Bisogna scegliere la zona giusta e lì decidere di gettare in acqua i “ramponi” che sono come dei rastrelli da spiaggia, uno a destra e uno a sinistra della barca. Ogni mezz’ora si controlla il pescato».

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«La pesca ti fa condurre una vita dura ma in fondo bella». Valter è il fratello minore di Michele e quando parla di pesca è come se raccontasse una storia bellissima. «È anche un mestiere solitario, che comporta dei limiti, hai poco contatto con il mondo, le persone, la conoscenza, così il nostro principale maestro è il mare, da lui prendiamo la nostra cultura». Lo stesso vale per Gigi, che ha scelto di portare avanti la tradizione della pesca in laguna. La sua vita da pescatore dipende dalla luna.
«È lei che determina i flussi e le correnti dell’acqua ed è fondamentale rispettarli per la buona riuscita del pescato». Quella con le reti da posta è una pesca differente, si può fare in laguna oppure in mare aperto, come fa Guerrino, ma comincia al tramonto, ora in cui si vanno a posare le reti, e termina con le prime luci dell’alba, quando si va a levarle. «Si possono pescare cefali, passere e anche qualche branzino. Prima di levare le reti ci si aiuta con un attrezzo di legno che alla base ha un disco. Serve per far vibrare l’acqua così che il pesce possa correre dentro le reti». Per questi uomini, forse l’ultima generazione di pescatori a Caorle, il mare non può mancare nella loro quotidianità: li ammalia, li rapisce e loro lo amano, lo rispettano e lo cercano nonostante le fatiche che esso comporta.