MONASTERO DEL MARANGO

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Tra le dieci frazioni che il Comune di Caorle conta, ce n’è una che ogni giorno è attraversata da migliaia di persone dirette al mare, d’estate, e da altrettante che inconsapevolmente la usano come scorciatoia per raggiungere le principali arterie stradali di collegamento. È immersa nel verde di un panorama che, forse, non è particolarmente significativo o affascinante, in passato lo è stato ancora meno perché teatro di una società povera, per lo più agricola e in qualche modo abbandonata al destino della periferia, ma è proprio lì che tutto diviene pace, spiritualità, condivisione e armonia, proprio alle porte della piccola famiglia della resurrezione del monastero di Marango: la missione spirituale di Don Giorgio Scatto che in 32 anni di duro lavoro è divenuta realtà. Descriverne il luogo, le persone che lo vivono, ma soprattutto le sensazioni che si provano varcando le porte della famiglia guidata da Don Giorgio, non è semplice e rischia di cadere nella retorica
e nella banalità, perché ciò che si nasconde dietro quell’alta siepe sempreverde è un sentimento soggettivo ma per chi sa ascoltare e apprezzare la semplicità, per chi dà un valore alla povertà e alla marginalità, diviene un luogo dal quale non voler andarsene mai. Non è “la Chiesa” di sempre, quella che, oggi in alcuni casi, fatichiamo ad accettare e abbracciare, è invece la Chiesa che ognuno vuole che sia, ciò che ci si aspetta, ciò che si vorrebbe trovare nella e dalla Chiesa, è una Casa che accoglie tutti, da chi giunge con  carichi di solitudine e dolore a chi è pieno di gioia e di speranza  da condividere: è una Chiesa di periferia aperta al desiderio di accogliere il mondo.
«Quando siamo venuti qui, nel 1984, eravamo solamente in due e abbiamo trovato una realtà abbandonata. Con pazienza e notevole coraggio abbiamo cominciato a ricostruire: non solo a metter su mattoni ma anche amicizie, fiducia e collaborazione, gioia e bellezza. Abbiamo voluto creare per tutti dei luoghi belli che fossero una casa comune e accogliente. La nostra civiltà, purtroppo, è la più brutta di tutte, almeno (e cito) “che i monasteri sino oasi, dove Dio continui a creare le cose più necessarie come la poesia, la musica e il canto”».
Don Giorgio Scatto è al suo 45esimo anniversario di sacerdozio e da 32 anni nella Comunità di Marango composta da meno di 60 anime, è portatore di speranza per quel progetto di Chiesa in evoluzione che tanto fu caro a Papa Giovanni XXIII ma che poi, negli anni, è stato adottato con fatica ritrovando la via solamente con la nomina di Papa Francesco. All’interno del Monastero, dove tutti i giorni si lavora la terra, si prega e soprattutto si ascolta, vivono in comunione, in reciprocità e in continuo confronto, 3 fratelli e 4 sorelle più altre 5 persone segnate dalle fragilità, accolte nel monastero e che ora sono parte della famiglia.