La terra dei cachi è chiamata alle urne

editoriale

Italia Sì, Italia No
L’autorevole costituzionalista Roberto l’Aretino e la mancanza di anticorpi

Uno dei più apprezzati costituzionalisti del Paese (intendo il Paese Italia, non Jesolo Paese), Roberto Benigni, ha dichiarato che al referendum del prossimo dicembre voterà Sì. Personalmente, di quel che pensa il nostro non può fregarmene di meno, ma è nell’evidenza delle cose, e non starebbe certo a me sottolinearlo, che Benigni può dire ciò che vuole, non fosse per il semplice fatto che noi italiani siamo abituati a esternazioni ben peggiori. Insomma, è da mo’ che siamo vaccinati contro le cazzate (“Se vince il No sarà peggio della Brexit”, ha sentenziato Roberto l’Aretino artista tosco), anticorpi che evidentemente non hanno ancora invaso le redazioni dei media, pronte a regalare l’ennesima sovraesposizione a un cittadino che di mestiere fa tutt’altro. Ora, quello che ancora non hanno capito politici, giornalisti e opinion leader, è che una materia delicata come la riforma della Costituzione dovrebbe essere affrontata e discussa esclusivamente nei luoghi istituzionalmente a ciò deputati, ovvero i bar e le piazze, dove le persone dimostrano di avere già le idee ben chiare. Basta prestare un po’ di attenzione per cogliere nitidamente le ragioni del Sì e le ragioni del No: cerco di riassumerle per dare un minimo d’ordine al mio ragionamento. Dunque, inizio dai cinque buoni motivi per votare Sì:
1) Perché Berlusconi vota No;
2) Perché me l’ha detto mio zio che è laureato;
3) Perché nella vita non si può dire sempre di no;
4) Perché “vota anche tu Sì, scoltememì e datenasveiada”;
5) Perché non sai che casino succede se vince il No (ed effettivamente no, io non lo so).
Eccoci ai cinque buoni motivi per votare No:
1) Perché Renzi vota Sì;
2) Perché me l’ha detto mio zio che è laureato;
3) Perché nella vita non si può dire sempre di sì;
4) Perché “vota anche tu No, scoltememì e datenasveiada”;
5) Perché non sai che casino succede se vince il Sì (ed effettivamente no, io non lo so).
C’è amarezza nello sproloquio, ma la mia sensazione è che quella tra il Sì e il No sia una battaglia con tanti, troppi generali e pochi, pochissimi soldati, e per di più con le armi spuntate e le idee confuse: nessuna certezza, nessuna previsione davvero credibile. Se è vero quello che ci raccontano, se è vero che la Costituzione è la Carta